Alla morte di re Ferdinando I, nel 1383, si estinse la dinastia borgognona fondata tre secoli innanzi dal conte Enrico ed il Portogallo si trovò senza eredi al trono. Per di più l’unica figlia femmina avuta dal matrimonio con Leonor Telles de Menezes, la principessa Beatrice, era andata sposa a Juan I re di Castiglia.
Al termine di un travagliato periodo di vacatio regis durato due anni, il popolo e la neonata borghesia, scontenti della reggenza della regina Leonor e del suo favorito conte Andeiro, temendo una annessione di fatto alla Castiglia se avessero accettato le rivendicazioni al trono da parte di Juan I, nonostante la formale rinuncia fatta all’atto del matrimonio, mostrarono chiari segni d’insofferenza per la situazione di stallo in cui si era venuto a trovare il Paese. Le Cortes riunite a Coimbra il 6 aprile 1385 nominarono, allora, re il Maestro dell’Ordine di Avis, D. João, figlio naturale di D. Pedro I il Giustiziere.
Nel giugno successivo Juan I, che non intendeva rinunciare alle sue pretese al trono del paese lusitano, ruppe gli indugi ed invase il Portogallo alla testa di una poderosa formazione militare composta da 31.000 uomini, incluso un grosso contingente di cavalleria francese sua alleata. Le forze portoghesi, comandate dallo stesso D. João I, di gran lunga inferiori, circa 6.500 combattenti, compresi i militari inglesi alleati, sotto la guida dell’esperto e valoroso generale Nuno Àlvares Pereira, anziché affrontare l’invasore in campo aperto, manovrarono per aspettarlo in località a loro più favorevole.

Lo scontro avvenne il 14 agosto 1385 ad Aljubarrota, una piccola e piatta collina circondata per tre lati da corsi d’acqua nei pressi delle città di Leiria ed Alcobaça, nel Portogallo centrale. Alle 10 del mattino del 14 agosto le truppe guidate da Nuno Àlvares Pereira presero posizione nella parte settentrionale della collina, di fronte alla strada lungo la quale si apprestava l’esercito invasore. Protetti dal pendio scosceso del terreno i Portoghesi schierarono al centro fanti e cavalieri appiedati con ai lati due ali di arcieri. Alle spalle forze di riserve al comando dello stesso re João erano pronte ad intervenire in caso di bisogno.
Quando a metà giornata sopraggiunsero i Castigliani, subito si resero conto della impossibilità di un attacco frontale, pertanto decisero l’aggiramento della collina per prendere i Portoghesi alle spalle. La lenta manovra del grosso contingente diede tempo, però, alle forze locali d’invertire le posizioni, di spostarle più a sud e d’approntare trappole, fossati e buche di tiro. Nonostante la stanchezza per la lunga marcia sotto il sole d’agosto e il digiuno delle truppe, alle 6 del pomeriggio le forze invasori erano pronte all’attacco. La cavalleria francese caricò al centro nel tentativo di sfondare lo schieramento avversario ma incappò nelle trappole approntate dai difensori e fu decimata dagli arcieri. Il massiccio schieramento dei Castigliani nel tentativo di rompere il fronte avverso fu costretto, però, ad ammassarsi nello stretto spazio alla sommità della collina dove ebbe buon gioco l’abilità tattica del generale portoghese Nuno Àlvares Pereira, il quale facendo arretrare gli arcieri divise la prima linea in due settori e costrinse gli avversari in un vero e proprio imbuto, come evidenziato nella ricostruzione grafica di Muriel Gottrop per Wikimedia Commons, dove le avanzanti riserve al comando di re João, decisero a proprio favore le sorti della battaglia. Con lo scontro di Aljubarrota il Portogallo difese la propria indipendenza e consolidò la nuova dinastia degli Avis.
Per sciogliere il voto fatto alla Vergine Maria prima del combattimento, re João I fece edificare nei pressi lo storico e monumentale Mosteiro de Santa Maria da Vitória e fondò la vicina città di “Batalha”.

[ da Wikipedia: rielaborazione a cura di F.C.]

N.B.: per evitare confusione tra Giovanni I di Castiglia e Giovanni I del Portogallo si è preferito riportare la scrittura dei nomi nelle lingue originarie dei due paesi.