Azulejo

 

 

Il turista italiano che si appresta a visitare il Museo dell’Azulejo, presso il Convento da Madre de Deus a Lisbona, metta da parte per un istante le tradizioni ceramiche di Faenza e le produzioni artistiche di Vietri, dimentichi il pavimento della cappella Vaselli in San Petronio a Bologna, il chiostro di Santa Chiara a Napoli o la cappella funeraria dei Caracciolo del Sole in San Giovanni a Carbonara, nella stessa città, e tutti gli altri interessanti capolavori della decorazione a piastrelle sparsi per la Penisola, e ponga attenzione alle speciali affermazioni della maiolica nel paese lusitano. L’azulejo, difatti, ha seguìto, in Portogallo, un percorso artistico totalmente differente da quello sviluppatosi in Italia e negli altri paesi mediterranei.

Di origine moresca, fu durante l’occupazione araba della Penisola Iberica che le popolazioni locali appresero l’arte ornamentale della ceramica murale; la stessa parola azulejo deriva dall’arabo ‘az zuleiqa’, pietra liscia e pulita. La decorazione maiolicata di pareti e pavimenti ha conseguito in Portogallo primati eccezionali, per ricchezza cromatica, aspetto monumentale e senso scenografico della composizione, perfettamente integrati con le linee architettoniche del complesso di appartenenza. Capolavori dell’arte ceramica sono presenti non solo all’interno delle costruzioni ma ricoprono spesso intere facciate di edifici.

 

 

Lisbona, Museu do Azulejo, ingresso

 

 

 

 

 

 

 

L’azulejo consiste di un pezzo d’argilla, generalmente di forma quadrata, dipinto e cotto a forno, inizialmente privo della superficie invetriata e lucida.

 

 

Verso  la fine del XV secolo, gli artigiani della vicina Andalusia produssero una grande quantità di mattonelle dalla superficie vetrificata, di colore uniforme che, una volta cotte, erano tagliate in frammenti geometrici e disposte secondo bei disegni decorativi. Questa tecnica, nota col nome di “alicatado”, per l’utilizzo nel procedimento di fabbricazione di una pinza, in portoghese “alicate”, era però lenta e difficoltosa, richiedeva altresì la presenza del produttore artigiano sul luogo di applicazione e rendeva, se non impossibile, assai limitata la possibilità di esportare il prodotto finito. Il più rinomato “alicatado” si trova nel Palazzo di Sintra, Cappella e quarto di D. Afonso VI.

 

 

 

 

 

   Sintra, Cappella e quarto di D. Afonso VI.

 

Solo alla fine del secolo decimosesto una innovazione tecnologica consentì la realizzazione dell’azulejo come oggi si può ammirare: una mattonella quadrata di argilla vetrificata liscia o decorata con disegni colorati

Azulejo decorato

Un inconveniente tecnico, però, non consentiva una netta separazione dei colori sulla superficie vetrificata, perché le sostanze utilizzate erano idrosolubili e tendevano a mescolarsi sia in fase di applicazione che di cottura. Per evitare questo inconveniente fu introdotto come separatore uno strato di sostanza grassa, costituita da una miscela di olio di semi di lino e manganese. Questa tecnica, nota col nome di “corda seca”, comportava il sollevamento degli orli dipinti, ad ”aresta”, sulla superficie della mattonella, e funzionava come barriera meccanica di separazione tra le varie parti colorate e vetrificate. Fu solo, però, con l’introduzione della cosiddetta tecnica a “fritagem”, un sistema innovativo basato sul preventivo riscaldamento ad alta temperatura del vetrificato, che si poté realizzare la piena lavorazione delle mattonelle.

 

 

Azulejo de aresta

 

Decorazione ispano-araba

de aresta

 

 

 

Azulejos a “corda seca” e ad “aresta”, composte a mosaico con fantasiosi disegni geometrici, passeranno alla storia col nome di mudejares ispano-arabi o ispano-moreschi.

 

Mudejar ispano-moresco

L’utilizzo di smalto a base di stagno bianco e di pigmenti metallici rese possibile, successivamente, la colorazione dei disegni direttamente sul vetrificato. Questa ulteriore innovazione tecnica, introdotta in Portogallo dall’italiano Francesco Nicoloso, è conosciuta col termine  majolica”, probabile corruzione della parola Maiorca, porto dal quale erano importati gli azulejos.

Obbedienti alle direttive del Concilio di Trento, i maestri artigiani dell’azulejo abbandonarono ogni richiamo all’arte islamica, sostituendo ad essa motivi ornamentali d’ispirazione prevalentemente italo-fiamminga. Esempio notevole di questo periodo è il rivestimento della Capela de San Roque a Lisbona.

 

 

Lisbona, Capela de San Roque (part.)

 

 

 

 

Nel XVII secolo l’arte della ceramica raggiunse una tale diffusione da ricoprire mura e facciate di interi palazzi con maioliche, allora chiamate “tapetes” (tappeti), perché rivestivano superfici grandissime.

A partire dall’ultimo quarto del secolo XVII i navigatori portoghesi, di ritorno dai loro viaggi in Oriente, portarono in Europa una ceramica cinese azzurra e bianca, che rapidamente conquistò i gusti del vecchio continente, dai paesi del Nord ai paesi meridionali, apportando una profonda trasformazione nell’estetica dell’azulejo. 

Con la rapida diffusione del Barocco, i maestri ceramici portoghesi giunsero alla massima espressione artistica del loro talento creando quei capolavori ineguagliati nel tempo, che ancora oggi si mostrano all’ammirazione dei visitatori da ogni parte del mondo.

 

 

 

 

 

Lisbona, Galleria delle Arti, 1670 ca.

Palácio dos Marqueses de Fronteira

 

La rampante classe aristocratica, in rapida ascesa economica, che andava formandosi dopo la riconquistata indipendenza del 1640, non lesinò nel magnificare se stessa e la propria prosperità: interi edifici furono allora rivestiti di splendidi pannelli di azulejo raffiguranti battaglie, scene mitologiche, di caccia o di vita quotidiana, in buona parte copia e adattamento da incisioni di stampo francese.

Andromeda, Lisbona, 1675-1725, Palácio dos Condes de Obidos

Nelle scale e nei vestiboli dei palazzi più benestanti comparvero altresì le cosiddette “figuras de convite”, figure umane di benvenuto a grandezza naturale rappresentanti portieri o soldati armati.

 

   Figuras de convite    

 

 

Fu soprattutto, però, nelle chiese e nei conventi che l’azulejo barocco acquisì la monumentalità che lo rese famoso. Scene dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, episodi della vita dei santi, riprodotti in una serie di pannelli, furono rappresentate con una tecnica descrittiva all’avanguardia per l’epoca, molto simile alle “strisce” dei moderni cartoons. Famoso, oltre che storicamente importante, è il grande pannello (m 1,115 x 23,47) proveniente dal palazzo dei Conti di Tentùgal, oggi esposto nel Museu do Azulejo al Convento da Madre de Deus, raffigurante la città di Lisbona prima del terremoto del 1755 e del conseguente tragico incendio che distrusse quasi completamente la città.

Lisbona, Museu do azulejo, Natività

foto: José Pessoa (DDF-IPM) © Instituto Camões, 2000

 

Lisbona, Museu do azulejo, Grande Pannello (part.) .

Ed è proprio di questo periodo, subito dopo il terremoto, che comparvero sulle facciate delle case, non solo a Lisbona, piccoli pannelli devozionali (registos) dedicati alla Vergine ed ai santi, fra i quali spicca la figura di S. Antonio, a protezione dalle catastrofi.

 

                        

Registos con l’effige della Vergine e di S. Antonio

Con la ricostruzione della città, dopo l’incendio del 1755, sotto la guida del Marchese de Pombal, l’azulejo, da tutti giudicato materiale economico, igienico e resistente, con disegni sobri ed eleganti trovò larghissimo impiego nell’architettura pubblica e privata della capitale.

 

              

Nell’Ottocento, dopo le avversità patite per l’invasione francese, per l’indipendenza del Brasile e per la guerra civile del 1832-34, un rinnovato interesse per la decorazione maiolicata rinverdì i fasti dell’azulejo. Prima nel nord del Paese, poi nelle province meridionali, intere facciate di chiese e palazzi furono rivestite con enormi pannelli decorativi, ricchi di scene e motivi ornamentali.

 

 

     

                            Porto, Igreja do Carmo      Aveiro, Edificio das

                                                                                         Quatro Estaçoes

Nei tempi moderni la tradizione dell’azulejo è proseguita nella decorazione di case e di edifici pubblici alla moda delle nuove tendenze figurative, con particolare risalto nelle stazioni della metropolitana della capitale.

 

Lisbona, rivestimento nella stazione di Campo Grande

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