Convento de Cristo

 

Durante il sec. XII i Cavalieri dell’Ordine dei Templari, difensori del Santo Sepolcro di Gerusalemme, giunsero in Portogallo per partecipare alla liberazione del Paese nella guerra contro i Mori.
Per i servizi da loro resi alla Corona, i monaci-guerrieri ricevettero in cambio una serie di privilegi consistenti in terre, castelli e tesori che con il passare del tempo vennero, però, giudicati eccessivi.
Nel 1160, per opera del Gran Maestro dell’Ordine dei Templari, Gualdim Pais, venne fondato, sopra una collina, vicino al fiume Nabão, nella zona da loro controllata, una fortezza battezzandola con un nome di origine araba, Tomar, che significa “acqua fresca”.
Il castello di Tomar divenne la sede principale dei Templari in Portogallo fino al 1312, anno in cui Papa Clemente V, su istigazione del re di Francia Filippo il Bello, abolì l’Ordine che, in seguito, per decisione del re portoghese D. Dinis, che solo formalmente aveva aderito al suo scioglimento, fu sostituito, nel 1318, da un altro ordine religioso-militaresco, l’“Ordem de Cristo”, in carica fino al 1834, anno dell'estinzione di tutti gli ordini religiosi e militari .
Il nuovo Ordine ereditò tutte le proprietà dei Templari in terra portoghese e adottò come proprio simbolo la stessa croce vermiglia del disciolto ordine, con l'unica variante dell'inserimento al suo interno, dopo parziale rettificazione dei suoi bracci, di una piccola croce greca d'argento.

Croce dell'Ordine dei Templari
Croce dell'Ordine di Cristo

Al tempo di Enrico il Navigatore, che fu anche Governatore dell'Ordine monastico-militaresco dei Cavalieri di Cristo dal 1418 al 1460, iniziò un lungo periodo di prosperità per il convento e per l’Ordine, impegnato a sostenere l’avventura marittima del Portogallo. L’emblema dell’Ordine era, difatti, orgogliosamente dipinto sulle vele delle navi portoghesi che nel Quattrocento solcavano i mari alla volta dell’Estremo Oriente e del Nuovo Mondo.



La fortezza venne ampliata con magnificenza; all’originaria “Charola”, l’antica chiesa di Templari, furono aggiunte nuove cappelle, chiostri, gallerie, cisterne, fontane e giardini, tanto da diventare una cittadella completamente autosufficiente. Durante il regno di Manuel I grandi architetti come João de Castilho e Diogo Arruda ristrutturarono totalmente il complesso conventuale trasformandolo nel più grande e potente monastero del paese, nonché un museo vivente dell’arte gotico-manuelina e barocca.

 

Della fortezza dei Templari, costruita sotto la guida del Gran Maestro Gualdim Pais, si sono conservate parte delle mura e un torrione squadrato che si affacciano su una vasta terrazza con scalinata che dà accesso alla chiesa eretta nel 1162.
La struttura primitiva del castello dei Templari era costituita da una cinta muraria difensiva esterna e da una cittadella (alcáçova) con una torre principale all'interno, ultimo e solido rifugio in caso d'estrema necessità. La fortezza, dopo aver resistito ad un attacco degli Almoravidi nel 1190, fu ampliata e trasformata nel Convento di Cristo.
Il convento-fortezza di Tomar
faceva parte di un più ampio sistema difensivo
creato dai Cavalieri dell'Ordine per arrestare l'espansione musulmana che aveva raggiunto le sponde del fiume Tago e minacciava da presso il neonato regno cristiano.
La sistemazione generale del sito, dopo i vari ampliamenti, si articolava secondo un sistema di cinte successive che seguivano le curve altimetriche del terreno e comprendeva all'interno delle mura, nella parte meridionale dell’impianto originario, una immensa area libera da costruzioni in grado di ospitare un grande numero di eventuali profughi in caso di minaccia esterna.

Castello e Convento di Cristo: planimetria dell'intero complesso

Nel particolare ingrandito della planimetria, oltre alle due porte d'accesso all'intero complesso, la Porta di S. Tiago A e la Porta del Sole B, l'alcáçova è contrassegnata dalla lettera C e la torre centrale, Torre di Menagem, dalla lettera D.


Fortezza di Tomar: antiche mura Fortezza di Tomar:Porta del Sole
 
Sigillo con i due cavalieri sull'unico destriero a simboleggiare, forse, la dualità monaco-guerriero degli appartenenti all'Ordine di Cristo

 

Entrati dalla Porta di S. Tiago, dopo aver percorso il breve tratto in leggera salita che conduce alla Porta del Sole, al di là della quale si apre il vasto spazio del "giardino", la massiccia mole della chiesa dei Templari del XII secolo si staglia nitida contro il cielo in tutta la sua maestosità e potenza.
L'aspetto esteriore, strutturato a mo' di fortezza, di forma tondeggiante, dal quale l'appellativo "La Rotunda" o "Charola" , è costituito, invece, da una facciata poligonale a sedici lati, con contrafforti, finestre rotonde ed un campanile.
Ispirata alle architetture orientali che i Crociati avevano visto a Gerusalemme - il Santo Sepolcro (fig. 2 e 3)e la Cupola della Roccia (fig. 1), che i Crociati ritenevano erroneamente il Tempio di Salomone - la “Charola” presenta all'interno una struttura ottagonale riccamente decorata con intagli lignei e stucchi dorati, ai quali furono aggiunte nel XVI secolo alcune statue e croci in stile manuelino, ed è connessa alla galleria (Deambulatorio) tramite archi .
L'impianto ottagonale alla base della Cupola della Roccia, come delineato nella foto piccola, rivela al suo interno, nei particolari geometrici della sua pianta, evidenziati da una sottile linea verde, il disegno ispiratore della Croce con la quale si fregiarono i Cavlieri dell'Ordine.
fig. 1 Cupola della Roccia: planimetria
fig. 2 Chiesa del Santo Sepolcro:planimetria
del sito nel IV secolo
fig. 3 Chiesa del Santo Sepolcro:planimetria
del piano
terra
Nel particolare della fig. 4, la chiesa rotonda dei Templari (dodicesimo secolo) è mostrata in rosso, mentre la navata manuelina (sedicesimo secolo) è in blu. In verde l'aggiunta di D. Henrique sulla vecchia sacrestia di S. Giorgio.
fig. 4 Convento de Cristo: La Chiesa, particolare
.

Se da un punto di vista strettamente formale appare evidente il motivo ispiratore che dovette guidare i Templari nell'edificare la loro cappella, qualche perplessità sorge nel valutare se l'attuale "Charola", decorazioni successive a parte, rispecchia l'impianto originario. S'ipotizza che la primitiva e più semplice struttura corrisponda al prisma ottagonale interno (fig. 4) successivamente ampliata con l'aggiunta dell'ambulacro che ne raddoppiava lo spazio e fortificata con mura e contrafforti esterni.
L'ampliamento manuelino del XVI secolo, con la trasformazione della "Rotonda" in coro della chiesa creata con l'aggiunta di una navata (fig. 4), trasse in qualche modo ispirazione dalla Chiesa del Santo Sepolcro, una struttura composita, di età costantiniana, costituita da una rotonda, Anastasis ("Resurrezione") e da una basilica (fig. 2) separate da un cortile porticato, successivamente trasformata e fusa in un unico edificio di stile romanico-gotico (fig. 3).


L'interno della Charola (in rosso nella planimetria) è tutto uno scintillare d'oro e di colori: sulle pareti dell'ambulacro, addossate agli archi, sotto baldacchini dorati in stile gotico, si possono ammirare delle pregevoli statue in legno policromo raffiguranti gli Apostoli, al di sopra dei quali, sul muro sovrastante gli archi, si trovano dei dipinti con rappresentazioni della vita di Gesù scampati alle distruzioni ed ai saccheggi dei primi anni del XIX secolo. Le colonne, lisce, tutte decorate con motivi ornamentali, sorreggono capitelli in stile romanico (fine del dodicesimo secolo) con motivi animali e vegetali; i pilastri dell'ottagono centrale,con archi a motivi vagamente moreschi, hanno anch'essi statue policrome di santi e di angeli sotto fastosi baldacchini, e tra esse si evidenziano quelle raffiguranti l'Angelo del Portogallo e la Vergine Maria di S. Giovanni Evangelista. Le pareti decorate con rilievi in legno dorato culminano, sotto al tetto, in un vertice con le sigle XPS , questo è il Cristo.
La volta dell'ambulacro con le sue marcate nervature che seguono l'andamento prismatico della costruziome presenta decorazioni curvilinee chiare intrecciate su sfondo uniforme di color ocra. Il tetto dell'ottagono presenta, invece, tracce di affreschi di carattere araldico con emblemi tipici dell'epoca manuelina.
La finestra sul lato opposto al grande arco d'accesso, aperto nel 1515 per l'ampliamento "manuelino", corrisponde al primitivo ingresso della cappella.

   
Charola: portale manuelino Chiesa manuelina, facciata meridionale: ingresso Portale d'ingresso
 

Convento de Cristo: Chiesa "manuelina", esterno

 

Nel 1515, la "Charola"  (la “Rotonda” dei Templari) venne inglobata come cappella maggiore, o come abside, nella nuova Chiesa dell’Ordem de Cristo (in celeste nella planimetria del Convento) su progetto dell'architetto Diogo de Arruda, che la concepì con una sola alta navata rettangolare caratterizzata dalle maestose nervature della volta.
Le facciate esterne dell'aula sono ricoperte da abbondanti motivi manuelini, tra cui alcuni gargoyl (statue grottesche solitamente utilizzare per adornare chiese e palazzi del periodo gotico), guglie gotiche, statue e "corde" che ricordano quelle usate sulle navi durante l'era delle grandi scoperte, oltre ad una croce dell'Ordine di Cristo ed alla sfera armillare, stemma di re Manuel I. Quattro grandi finestroni strombati ad arco sulle due pareti laterali danno luce all'ambiente, mentre una grossa finestra rotonda sulla parete di fondo completa l'illuminazine della chiesa. Nel particolare a lato la finestra rotonda della facciata occidentale che si allarga all'esterno con nervature a spirale, come il diaframma dell'obiettivo di una macchina fotografica.
L'interno della chiesa nell'adattarsi al dislivello del terreno risulta diviso in due parti, la seconda della quale si articola su due piani dove si trovano rispettivamente il coro (sopra) e la sacrestia (sotto) in seguito utilizzata come sala capitolare nelle riunioni dell'Ordine. Ammirevole il soffitto ricco di nervature ed i finestroni adorni delle solite corde tipiche dello stile manuelino.

La parte esterna della navata, a stretto contatto con la Charola, specialmente nella sua facciata meridionale, rivela appena sotto l'iperbolica decorazione manuelina la struttura gotica di base. I pilastri di sostegno, riccamente decorati, superano con frastagliati pinnacoli reggenti ciascuno una croce, una densa balaustra con una ossessionante dotazione di sfere armillari e croci dell'Ordine di Cristo. Maestoso, a dir poco, il fastoso portale d'ingresso, opera di João de Castilho, uno dei più begli esempi dell’arte manuelina d'ogni tempo. Ma è nella facciata occidentale che la splendida decorazione esterna trova la sua massima espressione artistica e simbolica. Oltre all'armoniosa finestra rotonda son degni d'ammirazione i due pilastri angolari di forma circolare che svettano come alberi giganti dalle lunghe radici ricadenti, al di sotto delle quali, sul pilastro di sinistra, una catena intrecciata siboleggia l'Ordine del Vello d'Oro mentre sul pilastro di destra una grossa fibbia rappresenta l'Ordine della Giarrettiera a ricordo dell'investitura ricevuta da Manuel I per mano di Enrico VII d'Inghilterra.
pilastro con radici
catena
fibbia
Il capolavoro manuelino resta, però, la Finestra del Capitolo, la Janela do Capítulo, che s'affaccia sul piccolo chiostro di Santa Barbara (di colore turchese nella planimetria del convento). Realizzata tra il 1510 e il 1513 nel più puro stile manuelino da Diogo de Arruda, simile ad un paliotto d’altare, presenta un aspetto sui generis, non solo per la ricchezza delle decorazioni e del simbolismo in essa racchiuso ma anche per la particolare coloritura del calcare grigio attaccato nel tempo da colonie di licheni che le hanno conferito quella particolare patina bruno-giallastra, che a lungo andare, se non pulita con cura, la potrebbe deteriorare irrimediabilmente.
Lo stupito visitatore davanti un'opera così ricca e complessa rimane spesso disorientato e confuso. Una attenta lettura, in ciò aiutato da una guida sapiente, farà emergere innanzitutto lo spirito della committenza volto a celebrare per sempre nel tempo i meriti e le imprese del Portogallo all'apogeo del suo splendore, all'epoca dei grandi viaggi e delle grandi conquiste. Non a caso corde e catene marittime, conchiglie e fiori esotici segnano il legame del Portogallo col mare, in uno con le armi araldiche dei re portoghesi – la sfera armillare, i castelli strappati ai mori, le cinque piaghe di Cristo – culminanti nella croce dell’Ordine del Cristo a sottolinere la concordanza d'intenti del potere regale con quello ecclesiastico-cavalleresco.
Le meraviglie del Convento de Cristo non si esauriscono, però, con la Janela do Capítulo: uno spettacolare insieme di ben otto chiostri (di colore vario nella planimetria del sito) concepiti secondo stili differenti fanno corona alla chiesa ed aggiungono meraviglia e stupore agli occhi del mondo.

Claustro de Santa Barbara
Il piccolo Chiostro di Santa Barbara, facilmente raggiungibile da un breve passaggio che l'unisce alla chiesa, anch'esso edificato secondo un progetto di João de Castilho, era stato concepito su due piani, ma quello superiore fu abbattuto per far risaltare la finestra capolavoro di Diogo de Arruda. Di aspetto abbastanza modesto rispetto al contesto in cui è inserito è formato al piano terra da un porticato ad archi ribassati sostenuti da colonne con capitelli rinascimentali mentre nella parte superiore si conservano, e solo su tre lati, le colonne superstiti della passeggiata coperta.

Claustro da Hospedaria
Immediatamente a ridosso della parete settentrionale del chiostro di Santa Barbara,
il Claustro da Hospedaria o degli Ospiti, (di color muschio nella cartina), d'aspetto difforme a seconda delle diverse prospettive. Costruito tra il 1541 ed il 1542 per alloggiare i nobili che visitavano il Convento venne, successivamente, adibito in parte ad Archivio dello stesso. Il porticato del piano terreno si snoda tutt'intorno con archi doppi separati da pilastri e sostenuti da colonne composite, mentre quello del piano superiore, che si articola solo su tre lati per lasciare libera la visione della Janela, presenta un colonnato classico a sostegno di un architrave. Al semplice tetto di copertura della galleria orientale corrisponde dalla parte opposta una ringhiera interna con piano di calpestio sul quale si affaccia un'altra passeggiata coperta dando l'impressione di più chiostri sovrapposti, uno dentro l'altro come tante scatole cinesi. Quanto al porticato settentrionale, esso è sovrastato da alloggi con finestre sulla cui facciata si stagliano alti pilastri raccordati da bassi archi tompagnati. Nello spazio centrale lastricato spiccano cinque piccole aiule circolari, quella di mezzo a probabile copertura di un vecchio pozzo.
 
Claustro da Hospedaria, prospettiva nord-ovest Claustro da Hospedaria, prospettiva sud-est

Claustro de D. João III

Addossato alla parete meridionale della navata manuelina e del prospiciente chiostro di Santa Barbara un altro grande gioiello dell'architettura monastica del Convento de Cristo, il Claustro de D. João III , altresì noto come Chiostro dei Filippi (pel fatto d'essere stato il luogo dell'incoronazione di Filippo II di Spagna salito al trono del Portogallo col titolo di Filippo I a seguito della morte di re Sebastian e per il nome dell'architetto che portò a termine i lavori della sua edificazione) o anche come Chiostro Principale, mette in comunicaziome il dormitorio dei frati con la chiesa. Iniziato nel 1533 sotto la guida di João de Castilho secondo lo stile rinascimentale, la sua costruzione fu ripresa dopo lunga interruzione dall'architetto spagnolo Diogo de Torralva con un'impronta "classicheggiante" ed ebbe termine solo intorno al 1590-91 per opera dell'architetto italiano Filippo Terzi e la collocazione della fontana di tipo manierista riproducente alla base la croce dell'Ordine di Cristo, opera del portoghese Fernandes de Torres, al centro del cortile.
Claustro de D. João III: cortile con fontana
Claustro de D. João III: scala elicoidale

Ai quattrio angoli del chiostro un'ardita scala elicoidale terminante con un torrino a cupola mena al piano superiore ed alla terrazza.
Sulla parete settentrionale della galleria, al primo piano, un'apertura a balconcino consente d'ammirare, nell'intercapedine fra le due costruzioni, una finestra laterale della chiesa manuelina, oscurata con l'edificazione del chiostro.


Claustro dos Corvos
Ad occidente del Chiostro di João III, il Chiostro dei Corvi (verde oliva nella planimetria del Convento) di forma quadrata, con due lati porticati al piano terra, ad archi doppi a tutto tondo, a ovest e a sud, separati da contrafforti e sostenuti da colonne e gli altri due lati tompagnati con finestre a grate metalliche.
È il chiostro sul quale si affacciano, a pianterreno, la cucina, con annesse dipendenze ed il Refettorio, al primo piano le celle del Corridoio del Noviziato e quelle del Corridoio del Dormitorio, nonché depositi vari.
Di particolare interesse il Refettorio con la volta a tutto tondo decorato a cassettoni e i due pulpiti a mezza sala con fregi rinascimentali.


Convento de Cristo: Cucina Convento de Cristo: Refettorio

Il Corridoio del Dormitorio, detto anche Corridoio delle Celle, a croce latina, nel punto d'intersezione dei suoi bracci presenta una grande lanterna davanti alla "Capela do Cruzeiro" (1533) ubicata nel ramo orientale più corto. La progettazione di tutti questi spazi è generalmente attribuita a João de Castilho il quale nella sua esecuzione tenne sempre presente il progetto originale del Chiostro di João III.
Un ingegnoso impianto di riscaldamento centralizzato ante litteram mitigava i rigori dei freddi inverni dei frati: l'aria calda generata dalla combustione di svariati ceppi in un gosso camino situato al centro di un'ampio vano del Dormitorio, attraverso una intercapedine nel soffitto si propagava a tutte le gelide celle fornendo loro un confortevole seppur minimo tepore.

Claustro da Micha
Situato nella parte settentrionale del complesso, il Chiostro di Micha, costruito nel 1543, di forma rettangolare, molto simile al Chiostro dei Corvi, con archi doppi separati da marcati contrafforti, un ampio portale aperto sull'area comune lastricata e le gallerie coperte variamente strutturate, un lato con edificio a due piani, era adibito alla distribuzione del cibo ai poveri. Ad ovest è sormontato dalle cosiddette Sale das Cortes e dal lato opposto dalla Casa del Priore.


Claustro das Necessárias
È
il più piccolo degli otto chiostri ma, come si evince dalla sua intestazione, non meno importante per le dimensioni e per l'architettura bensì necessario nel quotidiano per assolvere tutte le funzioni igieniche di una vasta comunità. Di forma rettangolare, con due arcate nelle ali nord e sud, ed una sola in quella orientale, presenta al centro la bocca di una cisterna e a fianco, corpo distinto e separato, sopra una vasta fossa sotterranea, le installazioni sanitarie per tutti i piani del convento.

Due altri importanti chiostri si trovano, però, nei pressi della Rotonda, e furono i primi ad essere edificati.

Claustro do Cemitério
È stato il primo ad essere costruito, probabilmente per ordine dell'Infante D. Henrique, accanto alla Charola. Il cortile quadrangolare, in stile tardo gotico, circondato da un portico con arcate ogivali sorrette da colonne lisce doppie con capitelli a motivi vegetali, fu destinato a raccogliere le spoglie mortali dei religiosi e dei cavalieri dell'Ordine. Il pavimento della galleria, difatti, è lastricato con pietre tombali numerate. Sopra una delle pareti è addossato il monumento funebre a Diogo da Gama, fratello del più noto Vasco, assieme alle lapidi di Baltazar Faria e Pedro Alvares Seco. Tutt'intorno un gradevole rivestimento ad azlejos bianco e azzurro. Piccole aiule bordate anch'esse da azulejos a motivo moresco dello stesso colore del rivestimento parietale ingentiliscono lo spazio sovrastato, da un lato, dalla massicia mole della Rotunda.

Claustro do Cemitério: cortile porticato
Claustro do Cemitério: tomba di Diogo da Gama

Claustro da Lavagem

Addossato al lato sud-est del Chiostro del Cimitero anche il Chiostro della Lavanderia sembra sia stato promosso dall'Infante D. Henrique il Navigatore accanto alla Charola. Per seguire la naturale conformazione del terreno esso venne edificato su due piani, con due gallerie coperte sovrapposte intorno ad un cortile dalla forma quadrata. Fu costruito intorno al 1433 anch'esso in stile tardo gotico con le arcate ogivali sorrette, al piano inferiore, molto più povero e privo di decorazioni, da pilastri ottagoni di pietra più idonei a sostenere il maggior peso della sovrastante struttura ed a quello superiore da coppie di agili colonne lisce con capitelli naturalistici. È al piano terra, riservato alla servitù, con una cucina e vari laboratori, dove si lavavano gli indumenti dei frati (di qui la denominazione); le due vasche serbatoio che oggi fungono da aiuole ed il pozzo-cisterna al centro dello spazio scoperto ne documentano la funzione. La galleria al primo piano, decorata tutt'intorno, sulle pareti e lungo i parapetti, da un piacevole bordo d'artistici azulejos bianco-azzurri, era riservata esclusivamente ai frati ed ai Cavalieri dell'Ordine di Cristo.
Per sopperire ai crescenti fabbisogni d'acqua di una sempre più numerosa comunità, pur essendo il monastero abbondantemente dotato di pozzi e cisterne, tra il 1593 ed il 1613 fu costruito un imponente acquedotto lungo16 kilometri, l'Acquedotto di Pegões, formato da 180 arcate a doppio canale (in rosa nella planimetria del complesso).

Per maggiori dettagli nella dislocazione dei vari ambienti ed ulteriri illustrazioni, consultare la Mappa del Convento.
Dal 1983 l'intero complesso, Castello e Convento, sono stati dichiarati dall'UNESCO "Patrimonio dell'Umanità" . [F. C.]

Illustrazioni da Wikimedia Commons ed elaborazione di foto dell'Associazione