Gli abitanti di Porto sono scherzosamente chiamati "tripeiros" perché durante una delle numerose invasioni dei Mori riuscirono a sconfiggerli con uno stratagemma: fecero credere di avere tante provviste di carne da offrirne anche al nemico, che si ritirò credendo che la città potesse resistere anni. Loro invece si nutrirono solo delle interiora e delle trippe! Porto per questo episodio è anche detta la città Invicta.(*)
Un’altra versione dell’appellativo attribuisce l’origine del nomignolo dato agli abitanti di Porto all’usanza della popolazione, per motivi d’economia, di conservare la carne sotto sale per le lunghe spedizioni marittime, cibandosi prevalentemente delle interiora degli animali.

(*) Analogo stratagemma fu adottato a Napoli, durante l’assedio dei longobardi di Benevento nell’834 d.C. Un aneddoto assai caratteristico del Chronicon Salernitanum, riportato da Gino Doria (Storia di una Capitale, Riccardo Ricciardi Editore, Milano – Napoli 1975, pag. 25) riferisce di un inviato del principe di Benevento che, venuto a Napoli per trattare la pace, dopo essere stato introdotto in città, fu portato in una grande piazza dove erano in bella mostra colossali cumuli di grano. Tornato a Benevento, l’ambasciatore riferì al principe che i napoletani avevano vettovaglie per affrontare un lunghissimo assedio, e consigliò quindi di stringere la pace a condizioni più favorevoli per Napoli. «Il dabben Longobardo non si era accorto che quegli enormi mucchi di grano erano semplicemente di sabbia, sulla quale i furbi Napoletani avevano disteso un sottile strato di frumento!»

Durante la dominazione angioina, poi, le frattaglie degli animali macellati in Castel Nuovo erano lanciate dagli spalti della fortezza nel fossato sottostante alle donne in attesa che richiedevano a gran voce «les entrailles», “le interiora”. Da allora, tutte le femmine del popolino urlanti e scarmigliate furono additate come ‘e zentraglie!

[Francesco Conte]

 

 



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